Imu, la nuova tassa sulla casa che vale 22 miliardi
Cominciamo a prenderci confidenza. Si chiama Imu, ovvero Imposta municipale unica. E la dobbiamo pagare tutti. O almeno quell’82% di noi che hanno una o più case. Sostituisce l’Ici e a inventarla ci ha pensato l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti a braccetto con la Lega. È un’imposta “federalista” sulle abitazioni, voluta per ridare fiato ai comuni e che sarebbe dovuta entrare in vigore nel 2014. Il Governo Monti, con il decreto Salva-Italia, l’ha anticipata al 1 gennaio 2012 e conta di portare nelle casse dello Stato circa 22 miliardi di euro. Più del doppio di quanto incassava dalla vecchia (e ormai defunta) Ici.
Di questi 22 miliardi solo 1,5 arriveranno dalle prime case. Il resto sarà ricavato dalle seconde, terze e altre abitazioni oltre che da uffici ed edifici commerciali. Stato e Comuni si divideranno la torta a metà: 11 miliardi nelle casse dell’uno, 11 miliardi in quelle degli altri. Ma vediamo bene così questa nuova imposta e come funziona
COS’È L’IMU. È un’imposta sulle case (tutte) che mette insieme la vecchia ici e le addizionali comunali pagate sul patrimonio immobiliare.
COME SI CALCOLA. L’imposta si calcola sulla rendita catastale degli immobili rivalutata del 60%.
QUANTO SI PAGA. La rendita catastale (rivalutata del 60%) viene tassata con un’aliquota del 3,6 per mille per la prima casa e del 7,6 per mille per tutte gli altri immobili. Inoltre, per le prime case, non dovrà essere pagata se di importo inferiore ai 200 euro. La vecchia Ici, invece, era assente per la prima casa mentre partiva da un minimo del 5 per mille per tutti gli altri edifici.
L’AUTONOMIA DEI COMUNI I Comuni però potranno alzare o abbassare l’Imu fino a un massimo del 2 per mille sulla prima casa (che potrà quindi oscillare tra l’1,6 per mille e il 5,6 per mille) e del 3 per mille per gli altri immobili, oscillando così tra il 4,6 e il 10,6 per mille.